ASCENSORI E BARRIERE ARCHITETTONICHE

Barriere architettoniche in condominio

Fra le barriere architettoniche presenti in condominio possiamo sicuramente indicare anche l’assenza dell’ascensore, la cui presenza siamo abituati a dare per scontato; l’installazione è obbligatorio per edifici di nuova costruzione superiori a tre piani, mentre per il parco immobili condominiale pregresso è prevista l’installazione ex novo, attenendosi alle maggioranze previste dai commi 2 e 3 dall’articolo 1136, mediante delibera assembleare.

Legge 13/1989ImprESA_barriere architettoniche ascensori

L’assenza dell’ascensore o la presenza di barriere architettoniche nello stabile in cui si vive può diventare una criticità per i disabili, tanto che una norma specifica regolamenta e favorisce l’installazione quando la richiesta parte da una portatore di handicap.
L’articolo 2, comma 2 della legge 13/1989 recita: “Nel caso in cui il condominio si rifiuti, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, i portatori di handicap , o chi ne esercita la tutela o la potestà possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l’ampiezza delle porte d’accesso, al fine di rendere più agevole l’accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages.

Articolo 1120 c.c.

Nonostante la legge citata resta l’insormontabile barriera dell’articolo 1120 c.c. (“Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condòmino”), che supportato dalla giurisprudenza (sentenza n. 24235/2016 della Corte di cassazione) impedisce di fatto la messa in opera del manufatto.

ImprESA_barriere architettoniche ascensoriIl caso di giurisprudenza

Nella giurisprudenza non solo si fa riferimento all’art. 1120 c.c., ma ne si amplia l’accezione nei termini di compromissione nell’utilizzo di un bene da parte anche di un solo singolo condòmino (nell’esempio che stiamo trattando si tratta di un garage), affermando che “la condizione d’inservibilità del bene comune all’uso o al godimento anche di un solo condòmino è riscontrabile anche nel caso in cui l’innovazione produca una sensibile menomazione dell’utilità che il condòmino precedentemente ricavava dal bene”.

In questo caso il condòmino contrario all’installazione dell’ausilio non usava il garage che sarebbe stato interessato dai lavori, ma ne era comunque ne era proprietario, e come tale si sarebbe ritrovato leso nella possibilità di utilizzo nel caso in cui l’ascensore fosse stato montato.

La sentenza dice: “L’innovazione in oggetto violava l’articolo 1120 c.c., comma 2, perché lo spazio di mq. 1,12 lasciato libero per il passaggio menomava gravemente il godimento della stessa area comune e degli immobili di proprietà. Ciò si desumeva dal fatto che tale misura era inferiore a quella minima di m. 1,20 fissata dal Decreto Ministeriale n. 236/1989, articolo 4.1.10, relativamente al superamento delle barriere architettoniche, per la lunghezza delle rampe di scale, e impediva il passaggio contemporaneo di due persone e quello di una barella con un’inclinazione massima del 15% lungo l’asse longitudinale.”

Le scelte progettuali nel superamento delle barriere architettoniche

L’esperienza e le scelte progettuali possono, a volte, venire in soccorso a chi necessità di un ausilio per accedere comodamente a casa, permettendo il superamento di ostacoli tecnici e di distanze grazie all’utilizzo di nuove tecnologie. TECNOLIFT ha dimostrato negli anni una grande competenza nella progettazione di impianti su misura, nella rigorosa osservanza delle norme di sicurezza vigenti, atta a trovare, dove possibile, la soluzione realizzabile e in linea con le problematiche normative appena esposte.

ImprESA_barriere architettoniche ascensori

Per quanto concerne i tecnicismi ricordiamo che la Corte di Cassazione ha stabilito (sentenza nr. 14096/2012) che l’ascensore, in qualità di elemento necessario per l’abitabilità di un appartamento ed innovazione diretta all’eliminazione delle barriere architettoniche, può essere installato anche in deroga alla normativa sulle distanze minime, previste dal Testo Unico per l’Edilizia (art. 79 D.P.R. 380/2001) e dagli articoli 873 e 907 del Codice Civile, che prescrivono una distanza minima di 3 metri utile a garantire le giuste condizioni di salubrità e salute.

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