ecologia vs stagnazione

ECOLOGIA VS STAGNAZIONE

La proposta sostenibile

Sabato 12 maggio è apparso un interessante articolo su un quotidiano nazionale, a firma di Maurizio Pallante, scrittore, attivista politico, soprattutto in temi ambientali e presidente onorario del movimento “decrescita felice”. Nell’articolo viene proposta una possibile (tecnicamente realizzabile al di là della spinta politica) soluzione al problema della stagnazione economica (e quindi dell’occupazione) e del progressivo aumento dell’impronta ecologica.

Ottimizzazione&Investimentoottimizzazione&investimento

Bisogna ridurre gli sprechi e ottimizzare i processi di trasformazione delle risorse in beni: se si riduce il numero di risorse per unità di prodotto si riduce l’inquinamento e si risparmiano i soldi con i quali pagare l’investimento. Nei Paesi industrializzati si devono ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza dei processi di trasformazione energetica, con l’obiettivo di dimezzare i consumi di energia alla fonte senza ridurre i servizi finali; ciò comporterebbe indirettamente la riduzione di anidride carbonica e dell’effetto serra, delle guerre per il controllo delle fonti energetiche fossili e delle spese dell’utenza finale (sia le bollette di casa sia quelle di aziende e amministrazioni pubbliche).

Interventi sul patrimonio immobiliare

In Svizzera esistono costruzioni finalizzate a soddisfare i consumi degli abitanti con una potenza continua pro-capite di 2.000 watt, paragonabile alla media degli anni Sessanta. Attualmente la media è di circa 5.000 watt (gli americano consumano un po’ più del doppio, mentre in Africa circa un decimo).
In Italia per riscaldare gli edifici spendiamo una media di 200 kilowattora per metro quadrato all’anno. In Germania non è consentito superare i 70 kilowattora, mentre gli edifici definiti “case passive” si aggirano sui 15 kilowattora (grazie a efficienti tecniche di coibentazione).

sostenibile

Se dunque riducessimo i nostri consumi al pari dei peggiori edifici tedeschi, risparmieremmo i due terzi della spesa: i posti di lavoro creati grazie alla decrescita selettiva degli sprechi di energia pagherebbero i propri costi di investimento con i risparmi che consentono di ottenere. Si dovrebbero quindi incentivare politiche di ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio attraverso la formula delle energy service companies (Esco), le quali basano il proprio guadagno sul risparmio che generano nell’efficientamento del processo energetico: maggiori erano gli sprechi e maggiori saranno i risparmi, tali da ripagare le Esco dell’investimento iniziale effettuato.

L’acqua e le opere pubbliche

spreco acqua

Un altro campo in cui applicare il sistema virtuoso appena visto è quello dell’acqua: in media la rete idrica nazionale perde il 65% dell’acqua e stagioni (anomale) di siccità stanno sempre più mettendo in evidenza lo stress idrico a cui siamo sottoposti. Con la sostituzione delle tubature si risparmierebbe energia e denaro, oltre a continuare l’erogazione di un servizio indispensabile per tutti. Si tratterebbe di una pianificazione capillare di interventi su tutto il territorio, il cui ritorno sembra essere più certo rispetto alla costruzione di strade e autostrade, di ponti, gasdotti considerati strategici quando la strada da imboccare è quella del risparmio (evitando gli sprechi) sui consumi e non del loro aumento.

 

Riciclo&Recuperorir

Anche per quanto concerne lo smaltimento, il riciclo e il recupero di oggetti e intere strutture dismesse, e quindi di materiali, abbiamo bisogno di politiche fattive. Le materie prime secondarie devono essere recuperate per interrompere il deleterio binomio, economico e ambientale, di interramento/incenerimento: il costo dello smaltime nto è proporzionale al peso del rifiuto portato in discrica o all’inceneritore. Il riciclo può dare vita a un vero e proprio mercato, a partire da una raccolta differenziata accurata e precisa fino alla vendita delle materie prime secondarie e al loro riutilizzo (l’acciaio è riutilizzabile infinite volte).

Tra il dire e il fare

C’è una sostanziale differenza tra l’indicare soluzioni e portarle all’attuazione; l’articolo qui sintetizzato chiudeva così: “Una società con un numero inaccettabile di disoccupati, che non riesce a fare ripartire l’economia, ma non commissiona lavori finalizzati ad attenuare la crisi ecologica che ripagano i loro costi con i risparmi che consentono di ottenere, è profondamente malata.

speranza

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